August 2009
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Pacato, come un gattino steso a pancia in su, il pelo ancora arruffato.
Vagamente salato, come un profumo portato dalla spuma delle onde su un sospiro di vento, debole, ma presente.
Avvolgente, sembra circondarmi in un abbraccio, denso ed appassionato. Ed è qui, addosso a me.
Un movimento minimo, rallentato dall’acqua che ci circondava.
Un gesto iniziato banale, attuato con incredulità e finito lasciandomi quasi senza fiato.
Non ho un ricordo definito, ma tante piccole schegge di sensazioni, il chiasso attorno, il blu dell’acqua, la sensazione che le mie dita scivolassero sulla seta e non sulla tua schiena, il calore del tuo corpo mentre mi avvicinavo.
L’attimo di stordimento quando ho realizzato che il mio tentativo di farti cadere in piscina si era trasformato in un abbraccio.
O forse lo era fin dall’inizio, ma non lo sapevo.
E quel momento in cui anche tu mi hai stretto, in preda alla sorpresa. Forse non te lo aspettavi neanche tu. Ed è durato solo un attimo.
Ma questo abbraccio me lo ricorderò tutta la vita.
Eri li, immobile, lo sguardo fisso e concentrato, i capelli che ti ricadevano sugli occhi assorti.
La luce sembrava sistemata da un fotografo, tanto perfette erano le ombre che delineavano perfettamente il tuo viso tondo, il naso delicato.
E pensare che, se non fosse stato per quel telecomando bianco che avevi in mano, avresti potuto assomigliare ad una scultura greca.
Per un attimo ho avuto l’impulso quasi doloroso di baciarti…